La ceramica oltre il complemento arredo.

basi cilindri buccheroCapita spesso di passare davanti alle vetrine di negozi che mettono in bella mostra arredi raffinati, mobili di tendenza e oggetti di designer di grido ed osservare, tristemente, come, nella maggior parte dei casi le ceramiche – ed anche i vetri per la verità – siano disposti, effettivamente, a completare qualcosa, un buffet, un tavolino, ecc. che altrimenti rimarrebbero desolatamente vuoti e quasi insignificanti nella loro solitaria e nuda funzionalità. Un occhio abbastanza allenato e avveduto potrebbe anche notare che quei complementi, oltre alle solitamente ragguardevoli dimensioni sono, in genere, prezzati con tanto di talloncino adesivo o cartellino legato da uno spago.

Tutto normale si direbbe. – Cos’altro c’è da notare in un negozio che vende arredamenti? – qualcuno potrebbe chiedersi.

Ebbene c’è dell’altro, molto altro. Ad esempio la frequente e modesta qualità dell’esecuzione dei pezzi in ceramica a cui corrisponde, sempre, una modesta entità dei prezzi esposti.

Questa osservazione rappresenta, purtroppo, il paradigma dello stato del gusto imperante, quello piegato dalle logiche di un mercato che ha disposto per l’utenza, la clientela – ognuno la chiami come meglio crede – un sistema d’identificazione propagata attraverso l’illusione di appartenere, acquistando semplicemente oggetti- simulacro a basso costo, ad una élite à la pagè.

Grazie ai prodigi del marketing, alla diffusa e convincente teatralità delle scenografiche immagini pubblicitarie, una volta rimossi i vincoli culturali di cui dovrebbero essere intrisi quegli oggetti – che pure una storia solida, per quanto contemporanei, dovrebbero averla almeno per il fatto che vengono proposti come oggetti “di design“, “etnici“, “tipici“, “tradizionali“, ecc. – nulla più li lega alla meticolosa attenzione manuale dell’artista o dell’artigiano, alla creatività individuale e al rigore di un personale controllo della qualità per cui, il conseguente, e ovvio, minor costo dei complementi di arredo in ceramica (e non solo…) relega il livello del senso estetico degli acquirenti ai limiti dell’omologazione. Continue reading “La ceramica oltre il complemento arredo.” »

A margine di due mostre di ceramisti tarquiniesi del secolo scorso.

dal n° 12/2009 de “L’extra” (qui il .pdf)

Anfora panatenaica riproduzioneDicembre 2009, Tarquinia.

Le due mostre sui ceramisti Antonio Scappini e Sesto Sbrana, recentemente allestite presso il Museo Nazionale Tarquiniense e a palazzo dei Priori nella sede della S.T.A.S., riportano in evidenza l’operosità di alcuni artefici che trassero, dalla ricchezza dei reperti archeologici rinvenuti nelle necropoli tarquiniesi, gli spunti e l’ispirazione per avviare un lavoro fatto di passione e abilità manuale.

Le suggestioni che ricevettero i figuli che operarono a Corneto-Tarquinia tra fine ’800 e primi ’900 non dovettero essere molto diverse da quelle che poi hanno influenzato le scelte di vita di altri ceramisti nostri contemporanei, nella ripresa della medesima attività con esiti estetici ragguardevoli e (un) discreto successo commerciale.

La fascinazione che le ceramiche greche più belle ed appariscenti devono aver esercitato nell’animo di chi si è dedicato alla loro riproduzione, approfondendo le nozioni tecniche relativamente ai processi di fabbricazione, sperimentando empiricamente argille, vernici e cotture, è comprensibile se la si legge in funzione di una sfida d’abilità e intuizione.

Non esiste o quasi, infatti, una letteratura specifica sulla tecnica della ceramica attica, o genericamente greca, se non qualche dato sommario, frutto di passaggi filologici imprecisi, spesso fuorvianti e, in qualche caso, addirittura completamente inventati.

Si può affermare perciò, senza tema di smentite, che le informazioni più significative e corrette, a proposito della tecnica con la quale i famosi “vasi greci” vennero creati, provengono da un ambito sperimentale, individuabile sin dalle origini – e non è un’esagerazione – proprio nei laboratori dei ceramisti tarquiniesi ai quali, nel tempo, si sono accodati gli altri operanti in diversi centri di produzione quali Cerveteri, Canino, Civita Castellana e Grottaglie, nella lontanissima terra di Puglia.

Esistono almeno tre precisi motivi che possono spiegare oggettivamente il fenomeno del primato cittadino sul tema della ”re-invenzione” della ceramica greca. Continue reading “A margine di due mostre di ceramisti tarquiniesi del secolo scorso.” »

La luce: una questione d’eleganza.

Disegnare una forma, immaginare per essa una decorazione appropriata, magari traducendola da una visione prefigurata, per chi è dotato degli strumenti giusti è abbastanza facile. Altro discorso è poi, darle una concretezza, intuire se, nel trasporre un’idea ai materiali, il progetto manterrà fede agli iniziali intenti.

Perciò, quando l’insieme delle pratiche creative si risolve in una sintesi soddisfacente, rispondente alle esigenze pratiche e alle “pretese” creative, si può giustamente affermare di avere tra le mani un riassunto d’eleganza.

Già, l’eleganza. Ma cos’è, come si misura e, soprattutto, da cosa è generata, l’eleganza? Quesiti annosi, tipici nel mondo del design, non agevolmente risolvibili. Quesiti a cui non si può rispondere con un numero né con la consultazione d’archivi. La via più idonea per rispondere, spesso, la troviamo dentro noi stessi attingendo alle nostre risorse personali, al patrimonio di immagini, ricordi, gusti, cultura e abitudini, cioè, a quell’impasto sensoriale fatto di ragione e sentimenti capace di distingure ciò che ci piace e ci ammalia da ciò che, viceversa, ci lascia indifferenti. Questo, forse, può essere utile a stabilire che la misura dell’eleganza è dentro di noi come individui e non può essere codificata, allo stesso modo, da nessun altro a meno che, questi, non abbia già adottato una moda, uniformandosi ad un temporaneo, massificato canone trendy.

Questo genere di riflessioni ben si attaglia alla mentalità di un designer, anche quando, maggiorate nei dubbi e nelle speranze, si tratta di realizzare un oggetto e sommarvi una componente del tutto estranea alla nostra abituale, quotidiana percezione della materialità: la luce.

Beninteso, stiamo parlando della “luce” elettrica, quindi, di una luce “artificiale” che va ad incidere sui rilievi e sulle forme determinando su esse ombre e riflessi, a volte, imprevedibili.

Qui sotto, a titolo esplicativo del nostro concetto di gusto applicato, proponiamo un’immagine di una coppia d’oggetti da noi progettati e realizzati integralmente a mano. Si tratta di forme cilindriche in bucchero, chiuse da una sola parte, utilizzate per dar corpo a due oggetti che possono essere integrati, per colore, forma e decorazione in un ambiente unico e costituire un’armonico pendant.

lampada bucchero

La lampada “Velia” (un antico e famoso nome di donna etrusca) e il vaso che le è a fianco rappresentano, degnamente, l’idea che neroetrusco ha dello stile e dell’eleganza.